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Il pazzo sta scrivendo da vent’anni una canzone senza verità ma adesso é tardi e FORSE questa sera metterà un punto e l’abbandonerà. 23 Dicembre 2007

Posted by Mauro Italiano in Films.
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E se fosse davvero così?

In fondo niente ci lega, se non la razionalità, ancora una volta – dannata.

Un giorno di ordinaria follia

(pensiero cattivo di qualche tempo fà)

Alla fine torno ad averne piacere. Ho una connessione, leggo le email e scrivo sul blog. Ed un Lucano in più dalla vita.

Un cartello di 6 metri dice tutto è intorno a te. 21 Dicembre 2007

Posted by Mauro Italiano in Films.
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Kramer vs. Kramer

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Si… quando parlavate, cioè mia moglie… la mia ex-moglie… parlava di quanto era infelice durante il matrimonio, e forse molto di ciò che diceva era vero; c’erano tante cose che non capivo, e che farei diversamente se potessi… come ci sono tante cose che cambieremmo, ma non si può. Certe cose una volta fatte non puoi disfarle.

Mia… moglie… la mia ex-moglie dice che vuole bene a Billy, e io credo di sì, ma non credo che questo sia il punto qui.

Infatti, se ho ben capito… quello che più conta qui è solo il bene di nostro figlio, ciò che è meglio per lui.

Mia moglie non faceva che dirmi “Perché una donna non può avere le stesse ambizioni di un uomo?”; forse hai ragione, forse sono riuscito a capirlo.
Ma per lo stesso principio vorrei sapere quale legge dice che una donna è un genitore migliore semplicemente in virtù del suo sesso. Ho avuto tempo di pensarci molto: cos’è che fa un buon genitore? È qualcosa che ha a che fare con la costanza, ha a che fare con la pazienza, che ha a che fare con l’ascoltarlo o col fingere di ascoltarlo, se ti manca anche la forza di ascoltare, ha a che fare con l’amore? … come diceva lei. E io non so dove è scritto il fatto che una donna ha l’esclusiva, il monopolio, e che un uomo difetta di certi sentimenti che… che ha la donna.
Il bambino ha una casa con me. l’ho fatta meglio che potevo, non è perfetta; io non sono un genitore perfetto, e qualche volta non ho pazienza, e mi dimentico che lui è… è un ragazzino.

Ma sono lì.

Io mi alzo la mattina, facciamo colazione, lui parla con me, poi andiamo a scuola; la sera ceniamo insieme, parliamo, gli leggo e… abbiamo costruito una vita insieme, e ci vogliamo bene.

Se tutto ciò verrà distrutto… potrebbe essere irreparabile.

Joanna non lo fare, ti prego. Non farglielo per la seconda volta.

Estendere la vita circoscritta all’anulare ha controindicazioni nel sociale, nella fattispecie, esistono tutte le attenuanti. 6 Dicembre 2007

Posted by Mauro Italiano in Films, Viaggi.
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Ancona, 17/10/2007 ore 00.40

Mi è tornato in mente il blog, ed il fatto che trascuro internet da un po’.
Mi viene da pensare “meglio così”.

Ma questo blog si merita qualcosa, ed allora mi alzo dal letto ed accendo il computer alle 00.40, e mi metto a scrivere.

Questo blog si merita qualcosa di speciale, ed allora penso a quello che forse è il miglior post che io abbia mai concepito… tutto cominciava da un ricordo legato agli ovetti Kinder.
Alla cioccolata…

Pensare alla cioccolata mi fa venire in testa la Svizzera, e l’unica volta che ci sono stato, tanti anni fa.
E la fabbrica della “Toblerone” (triangolare come ciò che produce), che assomigliava così tanto allo stereotipo di fabbrica che pervade le teste di tutti i bimbi del mondo.

Evito di “fermarmi” alla stazione di Milano e torno a pensare alla Svizzera che, suo malgrado, mi suggerisce anche altri ricordi, questi più recenti…
Un treno che parte per Ginevra, alle 4 del mattino.
Io, in una stazione di TGV, che guardo il treno, e che cerco uno sguardo. Che (bugiarda) non ho incrociato. Un segno, che forse potevo cogliere prima…

Mirko, quante volte ho avuto… “pietà” di lui.
Invece lui si, forse, dall’alto della sua ingenuità sapeva tutto.
Mirko… quando l’ho incontrato a “La Limite”, locale nascosto tra le stradine della Vieux-Mans, mi disse che ero il primo italiano che incontrava in Francia.
Ricordo che in quel preciso istante percepii che un nuovo capitolo stava per essere scritto.
Non che lui dovesse necessariamente farne parte, ma qualcosa stava accadendo.

All’estero non mi piace confondermi con i miei connazionali.
Forse perchè lo voglio, o forse perchè semplicemente va così, ne incontro sempre pochi.

In Brasile gli unici connazionali che ho incrociato li ho visti a Foz de Iguaçu. Era una comitiva di terza età che avrebbe riempito il mio aereo di ritorno a Curitiba, ma intanto gli frugavano nelle valigie alla ricerca di elettronica a prezzi stracciati che si raccatta in Paraguay. Io col mio portoghese tiravo dritto.
Eh già: lì non è che i controlli negli aeroporti siano così, diciamo… restrittivi.
Oddio, a dir la verità lo sono forse anche di più, ma solo se si accorgono che sei un “gringo”.
Quando questo non accade, i controlli praticamente non esistono.
Come le carte di imbarco. Il massimo che ti consegnano è uno scontrino con su scritto il tuo nome e l’orario del tuo volo, ma quel tagliandino tu potresti scambiarlo con chiunque; nessuno ti chiede il passaporto per controllare se poi sull’aereo ci andrai effettivamente tu.

In Francia ti fanno togliere le scarpe all’aereoporto, un’altro mondo.
Penso alle Nike blu e oro, che comprai una settimana dopo essere arrivato a Le Mans, e che dopo aver percorso migliaia di chilometri (in tutti i sensi) giaciono da qualche parte in un quartiere chiamato Campo Cumprido.

Penso all’aeroporto di Orly, e a Felipe, che si era presentato come “quasi francofono” quando poi in realtà dovetti ordinargli la colazione al bar perchè non capiva una mazza di francese… però era simpatico; parlammo per ore in (un per me ancora stentato) portoghese, e mi disse di fargli sapere se mai fossi andato dalle sue parti.
Dalle sue parti poi ci sono andato; un peccato non averlo ricontattato, ci avrei fatto volentieri altre due chiacchiere.
Comunque se penso a quella indimenticabile giornata, penso ai formaggi vietati sugli aerei della EasyJet, e ad un volo che “saia por” Barcellona.

E allora penso ad oggi, quando davanti agli occhi mi è passato di nuovo (e non per caso) il film “L’auberge espagnol”.
Non ricordavo le lacrime di Xavier, in viaggio verso la Spagna, e infine da straniero a casa sua, per le vie di Parigi.

Rifletto.
Forse a volte coglievo altri particolari.

La parola “particolare” in portoghese non esiste.
O meglio, esiste, ma vuol dire “privato”.
Nascono così delle università “particolari”, che di particolare non hanno niente, se non il fatto di farsi pagare un sacco di soldi, ed essere l’unica fonte di accesso alla conoscenza che conti qualcosa, in futuro. Che, di fatto, è un investimento sul futuro che qualcuno che ci tiente molto a te ti regala.

Ricordo di aver sentito per la prima volta questo concetto a Lanciano, diversi anni fa.
Deve essere stato per il Corso, forse più o meno all’altezza della “Perla nera”; e allora un po’ mi vergogno di starmene all’una e 15 a scrivere al computer.

Penso a quanti “filonari” i gestori di quel locale hanno visto e continuano a vedere. Chissà se si chiedono anche il perchè di tanto successo tra i ragazzini sbarbati delle superiori, o se si limitano a servirgli cornetti e cappuccini che li aiutino a sentirsi più grandi.
Noi, per il filone, si andava al reparto video della biblioteca comunale, dove si risolveva la mattinata senza spendere una lira. Forse giusto una pizza al forno Susi, tutto lì.

Mmm, la pizza al prosciutto di Susi! Eheh, solo chi l’ha mangiata sa di cosa sto parlando.
Penso a quella volta in cui uscimmo di soppiatto dal teatro Fenaroli per andare a gustarcela.
Cosa non si faceva, per il gusto di trasgredire.

Hasta la porchetta siempre