Noi siamo da secoli calpesti, derisi… 3 marzo 2011
Posted by Mauro Italiano in Senza categoria.trackback

Continuo ad essere indignato, o meglio SCHIFATO, dal modo di fare politica nel mio Paese.
Infangare regolarmente quanto di più nobile e decoroso dovrebbe esserci – il compito di amministrare la vita pubblica di una collettivita – è vergognoso, immorale, ma soprattutto IGNOBILE e lesivo dell’immagine di tutti, a mio avviso.
Mi chiedo come certa gente sporca DENTRO e FUORI possa guardarsi allo specchio.
Ero rimasto lontano a lungo dalle pagine virtuali del mio blog, e torno oggi a scrivere di getto; non ho potuto farne a meno dopo aver appreso dalle parole di Roberto Maroni che “il Referendum si svolgerà invece il 12 giugno secondo una tradizione italiana che ha sempre distinto le due date“.
Signor Maroni, a mio avviso da tempo la vostra classe ha perso il privilegio di esigere il galateo, pertanto la priverò di inutili digressioni.
Vada semplicemente a cagare.
Le tradizioni (ammesso che quella in questione lo sia) se sbagliate vanno cambiate.
Non esiste modo di accettare quanto lei prospetta, e non esiste modo di comprendere le sue parole. Non esiste motivazione che possa giustificare una tale scelta che, oltre a determinare la spesa di ulteriore denaro pubblico (fosse anche un solo euro in più), viene meno ad un fondamentale dovere democratico, quello di facilitare la partecipazione collettiva alle chiamate elettorali. Non accetterò spiegazione alcuna da chi si fregia della politica del risparmio e proponeva di “festeggiare lavorando”: per non sprecare risorse… ma solo a giorni alterni.
Devo calmarmi.
Sono passati già 2 anni da quando mi interrogavo del perché del ritorno “coatto” al nucleare. Allora nessuno aveva ritenuto necessario il nostro parere sulla questione, nessuno aveva ritenuto che fosse giusto informare e nell’interesse di tutti conoscere. Il mulino di Napoleon VA COSTRUITO, per un bene superiore che noi animali non possiamo comprendere. Perché sprecare fiato dunque?
Verremo chiamati di nuovo, dunque, ma la tromba suonerà in sordina. Se suonerà, sarà comunque merito di qualche asino dalla pelle dura, di quelli di una certa età; quelli che magari ragliano poco, ma ricordano tutto.
Vi prego di fare ciò che non vogliono che venga fatto. Informiamoci, e andiamo a votare.
PS: Le parole di Pertini ai giovani non stonano mai.




















Il referendum è previsto nella legislazione italiana come istituto di democrazia diretta.
Con esso, il popolo sovrano bypassa la delega parlamentare ed esprime direttamente un suo parere modificativo ovvero estintivo di una legge o di parte di essa.
Il ricorso al referendum, come tutte le cose in Italia, è stato distorto ed abusato.
Inizialmente, fu il partito radicale a fare un ricorso continuo ed eccessivo all’istituto del referendum, riuscendo a dettare modifiche di significative parti della legislazione su argomenti di enorme valore, quali quella che modifica l’istituto del matrimonio (referendum sul divorzio) e quella che regola addirittura la possibilità di non partorire un figlio vivo (aborto).
E queste storiche quanto importanti modifiche legislative furono realizzate dal partito radicale che poteva contare su di uno sparuto gruppo parlamentare, corrispondente ad una misura di solo il 2% del consenso popolare.
Fatto che, in un sistema con enormi sbarramenti alla volontà popolare diretta ed a democrazia bloccata come era quello senza alternanza di governo della prima repubblica potrebbe anche essere comprensibile, anche se non giustificabile, poichè esso stesso fonte fondante di una prassi sconsiderata dell’abuso pregiudizievole degli istituti e delle istituzioni democratiche.
Non certo in quello odierno, però, laddove la sovranità popolare trova nell’alternanza una più completa possibiltà di espressione.
Successivamente, si arrivò ad amputare il futuro ed il benessere di questo paese attraverso il cosidetto No al Nucleare, scelta sbagliata e dannosa che famiglie ed aziende oggi pagano molto cara.
Ma dov’è l’abuso, vi chiederete, nel ricorso a queste forme di democrazia diretta?
Ora veniamo al punto.
Un istituto di democrazia diretta come il referendum ha il senso di imporre una volontà popolare che non trova veicolazione attraverso la delega parlamentare ed il rapporto fra cittadini e partiti politici.
E’ quindi essenzialmente (e secondo me, esclusivamente) offerta a liberi comitati referendari composti da cittadini a vocazione partecipativa, e non, come è sempre avvenuto, abusato dalle segreterie politiche di quel sistema partitocratico che l’istituto stesso del referendum tende a superare.
L’ennesimo paradosso italiano dell’abuso continuato ed aggravato che si fa della legge.
E veniamo ai giorni nostri, laddove taluni incauti, criticano la scelta del governo italiano di scindere le elezioni amministrative dalla votazione referendaria.
Perchè vengono scisse le due votazioni?
Semplice, perchè è proprio un partito di opposizione a questa maggioranza di governo che ha raccolto le firme previste per un referendum abrogativo, strumento il cui esercizio, è invece riservato alla esclusiva sovranità popolare.
Non sono i cittadini che hanno chiesto di esprimersi su un aspetto legislativo, ma è l’opposizione politica italiana che, in continua emorragia di consensi popolari, abusa dell’istituto referendario come strumento surrogatorio di un potere che il popolo gli ha già negato nell’urna elettorale:
quello di deliberare a maggioranza dei voti sulle leggi in vigore.
Ecco perchè il governo ha rifiutato la possibilità di far votare contemporaneamente le consultazioni amministrative ed il referendum:
per impedire che il contemporaneo test elettorale che propone una consultazione del popolo sovrano a livello locale, fosse influenzato da scelte che evidentemente sono avverse alla guida politica dell’esecutivo stesso, poichè originate da comitati referendari fittizi, sui quali tavoli, sventolavano bandiere di partiti politici, e sulle quali sedie, sedevano esponenti e militanti di partito delle opposizioni.
Bene ha fatto quindi, l’esecutivo italiano nella persona dle ministro dell’interno On. Roberto Maroni a scongiurare una contemporaneità di espressione della sovranità popolare che potesse interagire ed influenzare il consenso dato ad un partito ed il voto referendario abrogativo di una legge.
E se, taluni parlamentari seduti sui banchì delle opposizioni criticano questa scelta con la motivazione di un aggravio di spese relative alle consultazioni, a questi sprovveduti va ricordato che, non è in questi termini che si recupera quel consenso che il popolo sovrano non ha voluto concedere loro nelle dovute sedi consultive, e non è abusando di un istituto di democrazia diretta che potranno vincere quelle elezioni nazionali che essi hanno già perso, ne tantomeno, usarlo come una “clava politica” per abbattere una maggioranza di governo.
Inoltre, va detto con chiarezza estrema che, una consultazione referendaria non è violentabile a piacimento ed abusabile al pari di un sondaggio o di un termometro sensibile dell’opinione pubblica nei confronti dell’azione della maggioranza di governo, poichè questo è un ulteriore abuso che spreca, questo sì, danaro pubblico in maniera speciosa e falsata, in abuso di un istituto come quello referendario che, ormai dal lontano 1995 non supera il quorum richiesto, e soprattutto, snaturando e svilendo un importante strumento democratico.
Ecco tutto.
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X
Confesso che mai mi sarei aspettato che un mio sfogo avrebbe suscitato un commento tanto chiaro e diligentemente motivato, che accolgo con enorme piacere.
Vero, in Italia si è abusato persino del Referendum.
In Italia si è abusato ormai di tutto: dei poteri amministrativo, legislativo e giudiziario, della posizione mediatrice dei sindacati, dei finanziamenti pubblici, delle risorse naturali.
E si continua ad abusare di tutto ciò che di “nuovo” appare all’orizzonte; dell’ambiente, dei contributi per le energie rinnovabili, delle ricorrenze nazionali.
Senza entrare specificatamente nel merito, avevo espresso la mia critica prima circa il “calpestamento” di una volontà popolare espressa in passato (sulla quale sì può evidentemente riflettere, e dibattere della sua convenienza pregressa ed attuale) ed in ultimo a proposito della chiara scelta di ostacolare la partecipazione popolare (tema sul quale mi sembra siamo concordi) al Referendum.
Ai Referendum (per fortuna) si può ancora votare NO. Nell’attuale contesto di smarrimento di fronte alla politica, trovo vitale un ritorno alle origini, una ri-responsabilizzazione della collettività. Sarei felice di vedere raggiunto il quorum, che vinca il SÌ o che vinca il NO. Sarei felice se fosse incentivata la partecipazione, ed informata la popolazione anche delle ragioni del NO.
Sono stanco dei Referendum “estivi” e di quei partiti che fanno del motto “Andate al mare” il loro cavallo di battaglia. Sono stanco dei ministri della fede che consigliano di non andare a votare “su di una questione troppo complessa, al di là dell’umana comprensione”, contravvenendo limpidamente alla legge. Anche questi sono abusi, ma della pazienza e dell’intelligenza di quanti vogliono ancora credere, e sperare di poter guardare al nostro Paese con orgoglio.