jump to navigation

Bem leve-leve, releve. 12 Settembre 2008

Posted by Mauro Italiano in Brasil, Viaggi.
Tags: , , , ,
1 comment so far

Pensavo non fosse un delirio… ed invece forse lo è, forse anche + degli altri! Perché sto x parlarvi… del colibrì.

Ci sono troppe cose dei miei viaggetti qua-e-là che non ho raccontato mai… ed ogni tanto cadono casualmente fuori dai miei ricordi, e mi ritrovo a parlarne a qualcuno – per caso. E in quei momenti capisco che i ricordi sbiadiscono. Che bisognerebbe lucidarli di tempo in tempo.

E allora vediamo un po’ da dove si può cominciare…

Un giorno ho conosciuto Claudio Santamaria. Sì, l’attore… è una storia lunga. Prometto che un giorno o l’altro ne parlerò, glielo devo. Cmq il ricordo sbiadito di cui parlavo non era questo, dunque non ho paura che mi sfugga.

Il motivo per cui comincio da lui è che l’ultimo film con Claudio è uscito da pochi gg. Si chiama Birdwatchers – La terra degli uomini rossi… e me ne parlarono lui stesso, ed il regista Marco Bechis, ancor prima di inziare le riprese. Se vi è capitato di vedere/ascoltare il trailer… capite perché mi trovo a parlarvi del colibrì. Perché stamattina appena alzato ho acceso la radio e la prima parola venuta fuori dalla Frequenza Modulata è stata “Beija flor”… stavano passando il trailer radio del film in questione.

Fin qui tutto bene… mi sposto in sala e vi trovo mia madre intenta nell’analisi di diversi tipi di uccelli esotici (vai a sapere il perché… le mamme). Coincidenza (sempre interessanti le coincidenze… non è vero, E. ?) : )

Ecco, di nuovo il colibrì. Lì, sul libro. Che mi guarda. Ma che vuoi? Cosa t’ho fatto! : ) Sì, che mi ricordo di te…

Mi sono ritrovato a parlare di colibrì, appena sveglio. Chissà cosa ne è venuto fuori.

Quando tornavo a “casa” in Brasile, la casa di Thiago nel Conjunto Barigui, passavo a pochi metri da alcuni grossi cespugli in fiore. Per giorni ho creduto che quelli che gli “ronzavano” attorno fossero dei grossi insetti. E per giorni ho tirato dritto. Finché un giorno uno di “loro” non ha deciso di farmi capire chi fosse. Mentre facevo la mia strada si è fermato davanti ai miei occhi. Era… stupendo.

I colibrì sono gli unici uccelli in grado di “volare” stando fermi… proprio come fanno gli insetti… e così…

Ero fermo in mezzo alla stradina con un colibrì a 30 cm dagli occhi. Fermi. Io. E il colibrì. Saremo stati lì almeno un 30 secondi.

Da allora, tutti i giorni, il mio ritorno era segnato dalla “parada beija flor”, perché osservarli è davvero magnifico. E solo chi li ha visti può immaginare quanto sono… minuscoli. Eppure hanno il loro beccuccio, e le loro zampette, i loro occhietti…

Fattostà che (se non l’avete capito) la visione del colibrì… mi faceva tornare bambino.

Que essa minha vontade de ir embora se transforme na calma e na paz que eu mereço. 6 Ottobre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil, Viaggi.
Tags: , , ,
add a comment

Ore 13.15, Aeroporto di Guarulhos – São Paulo.

Forse il 10% del mio viaggio è alle spalle, e quel conto alla rovescia è diventato positivo… sarà che cambierà qualcosa? … E per chi? … ANCHE PER ME?

E que minha loucura seja perdoada.
Porque metade de mim é amor e a outra metade… também.

Imparare le lingue del mondo, imparare a parlare, a passare tra la pioggia e la polvere, tra la terra ed il mare… ché viaggiare non è solamente partire, PARTIRE E TORNARE, ma imparare le lingue degli altri, imparare ad amare. 6 Ottobre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil, Italia, Viaggi.
Tags: ,
add a comment

- 2 ore e 59 minuti.

Cosa mi ha portato fin qui.

E cosa mi riporta a casa.

Chissà se è la stessa cosa.

Chissà se esiste ancora.

Il ragazzo a trovargli un difetto non gli piace studiare,
preferisce le stelle e quel pezzo di legno preferisce aspettare;
ché capire c’è tempo, e capire certe volte non vale,
ché capire c’è tempo, e capire certe volte fa male.

Tempo…

Would you help me pack my bags?, I might be leaving… 5 Ottobre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil.
Tags:
add a comment

- 14 ore e 41 minuti.

[...] il sudoku che non torna e quello che era scritto a penna è già da cancellare [...] 4 Ottobre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil.
Tags: ,
add a comment

- 1,5.

yhj70.jpg

Per salvarti la vita non ci stare a pensare, chiuditi bene la porta alle spalle e butta la chiave. Guarda dritto negli occhi l’amore che stai per lasciare e abbandona la scena, abbandona la nave. 3 Ottobre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil.
Tags: , ,
add a comment

- 3.

L’ho fatto.

Cabô…

Assim, sem ficar pensando demais… dopo averci pensato 3 mesi.

Sem falar “Tchau”… un po’ mi è dispiaciuto.

Mas era pra ser feito… e senza stare a farci troppi moralismi.

Um outro Mauro teria escreito inteiras páginas para comemorar o momento… ma oggi no, non più.

Me ne vado in silenzio.

E agora

senza dilungarmi troppo

imagem2.JPG

Adeus, Orkut, e obrigado… é graças a você que aprendi o sentido da palavra “saudade“.

E ti sei opposto all’onda ed è li che hai capito che più ti opponi e più ti tira giù. 2 Ottobre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil.
Tags: ,
1 comment so far

- 4.

Oggi è stato un giorno un po’ così.
Di quelli che non ricorderò mai nella mia vita, per nessuna ragione. Un giorno vuoto.
Ci sono cose contro le quali non puoi niente. Situazioni più grandi e persone più… fortunate di te.

Ci sono cose che prima accetti… e prima accetti.

Ho imparato a postare canzoni sul blog, forse un domani suono qualcosa e lo piazzo qui, dove oggi trovate gli Smiths… così magari ho un motivo per ricordarmi di quest’oggi, quando questo “oggi” non avrà più senso alcuno.

Oggi è stato un giorno un po’ così.

E domani?

P.s.: Davvero… alle volte mi sembra che non manca proprio niente per poter scrivere un libro.

Ripeterei tutto quello che è passato, comprese le tue bugie… 1 Ottobre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil, France, Viaggi.
Tags: ,
add a comment

- 5.

Dai, che è finita.

Ancora qualche giorno per fare le valigie, comprare gli ultimi pensierini (sempre senza “pensare” a chi poi andranno a finire, perchè di questo non son capace…), scattare le ultime foto, salutare la galera, mangiare un’ultima volta nel Batel Grill (sempre se alla fine ci si va), e poi si va via.

Si va via.

In tutti i sensi.

Basta, si va via.

Dove almeno qualcuno MI ASPETTA… ancora… e da sempre.

Time to send someone away

Non mi sento di fare un bilancio di questo viaggio. Forse non lo farò mai. Mi sento solo di dire che questo viaggio DOVEVA ESISTERE. Non c’era un’alternativa. Ed è giusto che sia stato così. Perchè è giusto cominciare a capire che non a tutto c’è una alternativa.

Già, io lo dico… poi non so se lo credo… ci vorrà tempo. PER TUTTO. Ci vuole il suo tempo.

Voglio tempo.

E voglio che passi il tempo.

Voglio che passi in fretta, e che io non me ne accorga. E senza accorgermene voglio ritrovarmi un giorno a sorridere, davanti ad una birretta e a quattro amici, a parlare dei bagni in comune (ladies n gentleman) in Francia o dei cestini dell’immondizia vicino ai water in Brasile (promesso, un giorno ve lo racconto…), senza dover pensare (per forza) ad altro.

Quindi se mi leggete (o anche se non lo fate, perchè io ci credo che in qualche modo anche voi potete sentirmi), per favore, un giorno, cosí, senza farmene accorgere… offritemi quella birretta.

Seduto in quel caffè io non pensavo a te. 29 Settembre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil.
Tags: , , , , ,
add a comment

Oggi, 29 Settembre… questa era scontata.

Solo una comunicazione di servizio: il mio viaggio Curitiba – Ancona durerà la ragionevole (…) bellezza di 22 ore e mezza.

Alitalia

Si ringrazia la collaborazione TAM-Linhas aéreas / Alitalia.

Ho perso aerei, treni, più di una volta il portafogli, indirizzi, soldi… e sarà che nella confusione non ricordi dove ho messo quell’altra cosa? 28 Settembre 2007

Posted by Mauro Italiano in Brasil, France, Stati Uniti.
Tags: , , , , , , ,
add a comment

Il primo aereo che ho preso mi ha portato a Parigi. Si andava in America.

Parigi.

Place Pigalle

Parigi è una città ingombrante, psicologicamente parlando.

Si fa ricordare anche solo per piccole cose, particolari, deja-vu. Come lei neppure Firenze, che paga forse la mancanza del Metrò.

Anche il ricordo del primo metrò è vincolato agli Stati Uniti, ma devo fare un po’ di fatica a riportarlo alla mente.

Parigi invece è sempre lì, con quell’aria seria.

Non so… tipo… Rio de Janeiro sorride, Parigi no.

Parigi ti guarda seria, in qualsiasi parte di essa tu ti trovi.

New York si distrae a volte: ha troppo da fare. C’è troppa gente da seguire lì, per poterti dedicare attenzione continua; tu non sei che un’altra minuscola pedina della scacchiera. Ti puoi perdere nella moltitudine di razze e persone che la attraversano, lei non se ne accorge; tu sei lì, ma sembra che nessuno lo sappia, neppure chi ti urta passandoti accanto. Questo la accomuna forse a Roma, che splendida si lascia guardare (narcisa) e si finge distratta. O che magari lo è davvero, ciò solo ai romani è dato saperlo.

Ma Parigi no, Parigi non è distratta. Parigi non si distrae mai.

Lei ti guarda, e niente in essa succede senza che lei lo sappia. Puoi prendere la metropolitana e nasconderti per un po’ nei ventosi sottopassaggi, ma prima o poi dovrai uscire di nuovo, e questo lei lo sa bene, ti lascia fare.

Perchè che tu ti trovi a “Pigalle” o “Bir-Hakeim”, “Nation” o “La Defense”, lei lo sa.

E allora succede che a Parigi tu ti senta un po’ più parigino di quanto tu possa sentirti newyorkese a New York o carioca a Rio. Anche se magari per caso conosci il portoghese meglio del francese.

Puoi startene in silenzio. Lei gioca a sedurti, e fa in modo che le cose accadano romanticamente in lei.

Puoi andartene in giro e goderti lo scarico (a spalla) dei grandi sacchi di farina davanti al forno alla mattina, e non devi per forza far foto.

Non mi piace fotografare le città, preferisco portarmi dentro dei piccoli ricordi che siano soltanto miei.

E che nessuno mai possa vedere.

E allora mi tengo stretti i giri in scooter che mi facevo per Lancianovecchia, sognando di avere qualcuno sul sedile posteriore.

O le aspre scalinate di Roscigno, che portano alla chiesetta di San Rocco.

O la vista di Le Mans che si aveva dalle acque de La Sarthe. Era così bello osservarla dal basso. E da in mezzo all’acqua tutta quella frenesia di corse d’autobus deviate dai lavori della linea del tram svaniva.

E restava solo una strana aurea, Le Mans… si rifletteva sull’acqua. Con i suoi tetti a punta. Con i suoi fiori sempre nuovi. E le persiane blu.

Ed era più bella, ancora un po’.