Eravamo alla stazione, sì, ma dormivamo tutti. 27 Febbraio 2009
Posted by Mauro Italiano in France, Italia, Politica, Televisione.Tags: ENEL, energia nucleare, Ivano Fossati, Nicolas Sarkozy, Referendum, Silvio Berlusconi
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Dove abbiamo sbagliato?
È di pochi giorni fà la notizia dell’accordo firmato da Berlusconi e Sarkozy per il raggiungimento di un accordo di partnership sulla costruzione di 4 centrali nucleari sul suolo italiano.
Non voglio soffermarmi sull’argomento, che tuttavia mi ha fortunatamente indotto ad approfondire la materia.
Non voglio soffermarmi sulla bontà di un accordo che (qualora potessi documentarmi sufficientemente a proposito) probabilmente non farei fatica a condividere.
Quello che mi incuriosisce è la tempestività con la quale una notizia riesce ad attraversare il sistema dei nostri mezzi di informazione, (piccola) testa tra le due famose orecchie dalle quali qualcosa “entra dall’una per uscire dall’altra”.
Le notizie ci attraversano. Salutariamente, comunque Deo gratias.
Nulla più si sofferma nel “nostro” mondo italico, solo le cazzate. No, non è violenza verbale.
SOLO LE CAZZATE.
Tutto il restro “entra [quando va bene, ndr] per uscire dall’altra parte”. E a noi non rimane nulla. Solo la strana sensazione che si prova quando si crede di aver sognato qualcosa.
E tutti attorno a me fanno finta di nulla (“Allora forse devo averlo davvero sognato!”).
“E tutto mi sembrava andasse bene…“
Come un treno che è passato con un carico di frutti. Forse stavamo davvero dormendo.
Io voglio sapere quando abbiamo sviluppato questa pericolosa capacità di dimenticare tutto al mattino seguente. Prego un biologo di isolare questo gene e di distruggerlo, a protezione delle genti future.
Qualcuno apponendo una firma non ha SOLO cancellato la volontà di 29.871.570 italiani che nel 1987 dicevano “no” al nucleare; questo CALPESTAMENTO COATTO E MENEFREGHISTA del nostro parere neppure mi scandalizza più.
Quello che puzza di merda in tutto ciò è lo scatto da centometrista con il quale
UNA firma bypassa totalmente pure l’eventualità di un ripensamento di un’intera Italia che, invecchiata di 20 anni, avrebbe potuto avere modo di riflettere e di valutare più serenamente la questione nucleare a dovuta distanza da Černobyl e alla luce dello sviluppo delle centrali di 3a generazione.
Non della volontà, quanto la cattiveria dell’annullamento del pensiero, questo fa male.
Ma se “occhio non vede, cuore non duole”, allora forse se ci tappano gli occhi è solo perché ci vogliono bene.
E allora ecco spiegato il perché dei silenzi, e delle omissioni.
Ecco perché nessuno si chiede perché, sebbene quasi 30 milioni di italiani (quando ancora questi andavano a votare…) votavano “sì” al terzo dei tre referendum [quello per l'abrogazione della legge 856-1973, che prevedeva la possibilità per l'ENEL di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero], l’ENEL sia comparsa nelle pacchetti azionari delle società energetiche francese, russa, spagnola e romena.
O perché sia entrata prepotentemente (ma di soppiatto) nelle costose “percentuali” di costruttore e GESTORE delle centrali di (datata) progettazione sovietica di Mochovce e Belene, rispettivamente in Slovacchia e Bulgaria.
In Italia è sempre festa, in Italia siamo allegri. Così al Mercoledì mi ritrovo a guardare la Champion’s in TV, a soffrire con la Juventus… e a non pensarci più.
“α” step. “ω” step. 23 Gennaio 2009
Posted by Mauro Italiano in France, Musica, Stati Uniti, Vita.add a comment
You keep it going man, you keep those books rolling.
You pick up those books your going to read and not remember, and you roll man.
You get that a sociate degree, okay?
Then you get your bachelors,
then you get your masters,
then you get your master’s masters,
then you get your doctron…
You go man, then when everybody says “Quit!” you show them those degree, man!
When everybody says “Hey! You’re not working, you’re not making in money!” you say “Look at my degrees and you look at my life! Yeah I’m 52, so what?!
Hate all you want, but I’m smart. I’m so smart, and I’m in school, and these guys are out here making money all these ways, and i’m spended mine to be smart.
You know why?
Because when I die, buddy, you know what’s going to keep me warm?
That right… those degrees.
Tanti auguri a Blair, man.
Ripeterei tutto quello che è passato, comprese le tue bugie… 1 Ottobre 2007
Posted by Mauro Italiano in Brasil, France, Viaggi.Tags: Samuele Bersani, Tempo
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- 5.
Dai, che è finita.
Ancora qualche giorno per fare le valigie, comprare gli ultimi pensierini (sempre senza “pensare” a chi poi andranno a finire, perchè di questo non son capace…), scattare le ultime foto, salutare la galera, mangiare un’ultima volta nel Batel Grill (sempre se alla fine ci si va), e poi si va via.
Si va via.
In tutti i sensi.
Basta, si va via.
Dove almeno qualcuno MI ASPETTA… ancora… e da sempre.
Non mi sento di fare un bilancio di questo viaggio. Forse non lo farò mai. Mi sento solo di dire che questo viaggio DOVEVA ESISTERE. Non c’era un’alternativa. Ed è giusto che sia stato così. Perchè è giusto cominciare a capire che non a tutto c’è una alternativa.
Già, io lo dico… poi non so se lo credo… ci vorrà tempo. PER TUTTO. Ci vuole il suo tempo.
Voglio tempo.
E voglio che passi il tempo.
Voglio che passi in fretta, e che io non me ne accorga. E senza accorgermene voglio ritrovarmi un giorno a sorridere, davanti ad una birretta e a quattro amici, a parlare dei bagni in comune (ladies n gentleman) in Francia o dei cestini dell’immondizia vicino ai water in Brasile (promesso, un giorno ve lo racconto…), senza dover pensare (per forza) ad altro.
Quindi se mi leggete (o anche se non lo fate, perchè io ci credo che in qualche modo anche voi potete sentirmi), per favore, un giorno, cosí, senza farmene accorgere… offritemi quella birretta.
Ho perso aerei, treni, più di una volta il portafogli, indirizzi, soldi… e sarà che nella confusione non ricordi dove ho messo quell’altra cosa? 28 Settembre 2007
Posted by Mauro Italiano in Brasil, France, Stati Uniti.Tags: Aereo, Lanciano, Le Mans, Metrò, New York, Paris, Rio de Janeiro, Roscigno
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Il primo aereo che ho preso mi ha portato a Parigi. Si andava in America.
Parigi.
Parigi è una città ingombrante, psicologicamente parlando.
Si fa ricordare anche solo per piccole cose, particolari, deja-vu. Come lei neppure Firenze, che paga forse la mancanza del Metrò.
Anche il ricordo del primo metrò è vincolato agli Stati Uniti, ma devo fare un po’ di fatica a riportarlo alla mente.
Parigi invece è sempre lì, con quell’aria seria.
Non so… tipo… Rio de Janeiro sorride, Parigi no.
Parigi ti guarda seria, in qualsiasi parte di essa tu ti trovi.
New York si distrae a volte: ha troppo da fare. C’è troppa gente da seguire lì, per poterti dedicare attenzione continua; tu non sei che un’altra minuscola pedina della scacchiera. Ti puoi perdere nella moltitudine di razze e persone che la attraversano, lei non se ne accorge; tu sei lì, ma sembra che nessuno lo sappia, neppure chi ti urta passandoti accanto. Questo la accomuna forse a Roma, che splendida si lascia guardare (narcisa) e si finge distratta. O che magari lo è davvero, ciò solo ai romani è dato saperlo.
Ma Parigi no, Parigi non è distratta. Parigi non si distrae mai.
Lei ti guarda, e niente in essa succede senza che lei lo sappia. Puoi prendere la metropolitana e nasconderti per un po’ nei ventosi sottopassaggi, ma prima o poi dovrai uscire di nuovo, e questo lei lo sa bene, ti lascia fare.
Perchè che tu ti trovi a “Pigalle” o “Bir-Hakeim”, “Nation” o “La Defense”, lei lo sa.
E allora succede che a Parigi tu ti senta un po’ più parigino di quanto tu possa sentirti newyorkese a New York o carioca a Rio. Anche se magari per caso conosci il portoghese meglio del francese.
Puoi startene in silenzio. Lei gioca a sedurti, e fa in modo che le cose accadano romanticamente in lei.
Puoi andartene in giro e goderti lo scarico (a spalla) dei grandi sacchi di farina davanti al forno alla mattina, e non devi per forza far foto.
Non mi piace fotografare le città, preferisco portarmi dentro dei piccoli ricordi che siano soltanto miei.
E che nessuno mai possa vedere.
E allora mi tengo stretti i giri in scooter che mi facevo per Lancianovecchia, sognando di avere qualcuno sul sedile posteriore.
O le aspre scalinate di Roscigno, che portano alla chiesetta di San Rocco.
O la vista di Le Mans che si aveva dalle acque de La Sarthe. Era così bello osservarla dal basso. E da in mezzo all’acqua tutta quella frenesia di corse d’autobus deviate dai lavori della linea del tram svaniva.
E restava solo una strana aurea, Le Mans… si rifletteva sull’acqua. Con i suoi tetti a punta. Con i suoi fiori sempre nuovi. E le persiane blu.
Ed era più bella, ancora un po’.
Homesick, ’cause I no longer know where home is. 27 Settembre 2007
Posted by Mauro Italiano in Brasil, France, Viaggi.Tags: Cristo redentore, Kings of convenience, Rio de Janeiro
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Sono a Rio de Janeiro.
Sono da solo.
Sono da solo a Rio de Janeiro in una camera di ostello, che evito di commentare.
Dovrei scrivere delle cartoline, o forse è solo una scusa per non uscire.
Dovrei scrivere delle cartoline, e invece sono qui che cerco di riempire un foglio bianco, scrivendo innaturalmente per il suo lato maggiore.
Potrei andare in un certo Shenanigan’s, che la mia Lonely planet consiglia “if you’re feeling homesick”.
I’m not feeling homesick, I guess.
Na verdade nem sei onde e a minha casa.
Ou si j’ai une maison… encore.
Homesick…
Mi affaccio dalla finestra e vedo il Cristo Redentore, illuminato di bianco, candido, su uno sfondo nero avorio.
C’è solo Lui, lassù. Con la sua testa che sembra un po’ chinata, e quell’aria di chi ti guarda, e ti ascolta… in silenzio.
And a few things I told Him. All the way to the top today, by foot, kind of 2 hours walking. Me, myself and I. And Him, probably.
Pelo menos prefiro acreditar que estava alí comigo. Quando todo o mundo vai embora.
Et il-y-à personne a t’ecouter. Porquoi je suis seule? Ah, quelle question… parce que j’ai choisi comme ça! C’est claire…
Non mi posso neppure lamentare, sempre che serva a qualcosa.
I can’t complain. Actually I don’t even want to. I don’t know no more what I want. Did I ever know?
Será que eu quero voltar pra Itália? Será que eu quero ficar aqui? E que tal fazer minha despedida? Será que eu vou ter uma? E quem vou convidar?
Situations à eviter… motte de passe: simplifier.
Ma alla fine rimane sempre tutto come prima, come è sempre stato; io che giro attorno ad una soluzione che NON ESISTE e che dovrei smettere di cercare.
Vorrei stancarmi.
Per stare meglio.
I don’t know if I would like to go back in Italy. But anyway I would like to know that someone is waiting for me. But no one is waiting, and no one ever waited.
Há pessoas “fortes” neste mundo, são eles que ganham no fim, talvez. Mas é um sentido da palavra “forte” que eu não gosto, nunca gostei.
Je veux pas être fort, si ça veut dir… croix pas en personne/sentiments.
Ho fatto il giro del mondo, e com’è che torno a casa? Cosa ho imparato?
A volte mi sembra che noi in realtà non impariamo mai.
Nasciamo, ingrassamo, e crepiamo alla stessa maniera. “Chi nasce tondo non muore quadro“, diceva qualcuno troppo cretino per essere ricordato.
All these places I’ve seen, all these languages I’ve learnt, all these faces in the back of my eyes. They left nothing.
Memories, and nothing else.
Good ones, bad ones, joy, tears. But Mauro is still the same.
Nothing useful. Memories are not useful.
Come i servi della gleba, o il tipo che spera che portando i dischi lo facciano entrare alla festa delle medie.
A gente dança sozinha. As vezes se mistura, se divirte; as vezes da olhadas ao redor, e fica triste.
Parce que sont toujours les forts à gagner, qui dansent en couple (toujours) e s’amousent (tojours même), e quand ils sont tristes ils rient, e nous comprenons pas que este ce qui se passe. Qui sont froid. E qui ont les yeux vide.
Voglio soffrire.
E voglio tornare a casa con i miei occhi.
And with my translucent teardrops, the ones it’s only me to see.
Não quero ninguém, que eu seja feliz o não.
Je veux retourner à ma maison, mais ça c’est pas en Italie.
E allora continuo a cercare.
Homesick.
It doesn’t matter for how long.
… e ridere di questi giorni… 23 Settembre 2007
Posted by Mauro Italiano in Films, France, Viaggi.Tags: Moulin rouge, Nicole Kidman, Paris
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6 ore.
E poi si parte. Finalmente.
Aria nuova, che arriva un po’ da tutte le parti, e da alcune di queste… è davvero inaspettata.
Ma la respiro tutta, la butto giù e me la tengo stretta, per quando (speriamo magari di no) dovesse disgraziatamente venire a mancare di nuovo.
One day I’ll fly away…
leave all this to yesterday…
What more could your love do for me,
when will love be through with me…



















