“α” step. “ω” step. 23 gennaio 2009
Posted by Mauro Italiano in France, Musica, Stati Uniti, Vita.add a comment
You keep it going man, you keep those books rolling.
You pick up those books your going to read and not remember, and you roll man.
You get that a sociate degree, okay?
Then you get your bachelors,
then you get your masters,
then you get your master’s masters,
then you get your doctron…
You go man, then when everybody says “Quit!” you show them those degree, man!
When everybody says “Hey! You’re not working, you’re not making in money!” you say “Look at my degrees and you look at my life! Yeah I’m 52, so what?!
Hate all you want, but I’m smart. I’m so smart, and I’m in school, and these guys are out here making money all these ways, and i’m spended mine to be smart.
You know why?
Because when I die, buddy, you know what’s going to keep me warm?
That right… those degrees.
Tanti auguri a Blair, man.
“L’Iraq è stato un errore”, parola di George W. 4 dicembre 2008
Posted by Mauro Italiano in Italia, Politica, Stati Uniti, Vita.Tags: George W. Bush, Guerra, Iraq
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Caro George W. Ti-dico-una-cosa-se-non-la sai Bush… grazie, ma lo sapevamo già.
Ad ogni modo – ora sì – avranno davvero di che ringraziarti 33 famiglie italiane.
E 4207 americane…
e 176 inglesi…
e 23 polacche…
e 18 ucraine…
e 13 bulgare…
e 11 spagnole…
e 7 danesi…
e 5 georgiane…
e 5 salvadoregne…
e 4 slovacche…
e 3 lettoni…
e 3 romene…
e 2 australiane…
e 2 estoni…
e 2 olandesi…
e 2 thailandesi…
e una ungherese…
e una ceca…
e una azera…
e una sud-coreana…
e APPROSSIMATIVAMENTE 51056 FAMIGLIE IRACHENE, non ce le dimentichiamo.
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Contalo tu, STRONZO, quanto pesa il tuo “errore”.
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P.S.: Avviso ai naviganti: 44060 dei 51056 morti iracheni ERANO CIVILI.
Ho perso aerei, treni, più di una volta il portafogli, indirizzi, soldi… e sarà che nella confusione non ricordi dove ho messo quell’altra cosa? 28 settembre 2007
Posted by Mauro Italiano in Brasil, France, Stati Uniti.Tags: Aereo, Lanciano, Le Mans, Metrò, New York, Paris, Rio de Janeiro, Roscigno
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Il primo aereo che ho preso mi ha portato a Parigi. Si andava in America.
Parigi.
Parigi è una città ingombrante, psicologicamente parlando.
Si fa ricordare anche solo per piccole cose, particolari, deja-vu. Come lei neppure Firenze, che paga forse la mancanza del Metrò.
Anche il ricordo del primo metrò è vincolato agli Stati Uniti, ma devo fare un po’ di fatica a riportarlo alla mente.
Parigi invece è sempre lì, con quell’aria seria.
Non so… tipo… Rio de Janeiro sorride, Parigi no.
Parigi ti guarda seria, in qualsiasi parte di essa tu ti trovi.
New York si distrae a volte: ha troppo da fare. C’è troppa gente da seguire lì, per poterti dedicare attenzione continua; tu non sei che un’altra minuscola pedina della scacchiera. Ti puoi perdere nella moltitudine di razze e persone che la attraversano, lei non se ne accorge; tu sei lì, ma sembra che nessuno lo sappia, neppure chi ti urta passandoti accanto. Questo la accomuna forse a Roma, che splendida si lascia guardare (narcisa) e si finge distratta. O che magari lo è davvero, ciò solo ai romani è dato saperlo.
Ma Parigi no, Parigi non è distratta. Parigi non si distrae mai.
Lei ti guarda, e niente in essa succede senza che lei lo sappia. Puoi prendere la metropolitana e nasconderti per un po’ nei ventosi sottopassaggi, ma prima o poi dovrai uscire di nuovo, e questo lei lo sa bene, ti lascia fare.
Perchè che tu ti trovi a “Pigalle” o “Bir-Hakeim”, “Nation” o “La Defense”, lei lo sa.
E allora succede che a Parigi tu ti senta un po’ più parigino di quanto tu possa sentirti newyorkese a New York o carioca a Rio. Anche se magari per caso conosci il portoghese meglio del francese.
Puoi startene in silenzio. Lei gioca a sedurti, e fa in modo che le cose accadano romanticamente in lei.
Puoi andartene in giro e goderti lo scarico (a spalla) dei grandi sacchi di farina davanti al forno alla mattina, e non devi per forza far foto.
Non mi piace fotografare le città, preferisco portarmi dentro dei piccoli ricordi che siano soltanto miei.
E che nessuno mai possa vedere.
E allora mi tengo stretti i giri in scooter che mi facevo per Lancianovecchia, sognando di avere qualcuno sul sedile posteriore.
O le aspre scalinate di Roscigno, che portano alla chiesetta di San Rocco.
O la vista di Le Mans che si aveva dalle acque de La Sarthe. Era così bello osservarla dal basso. E da in mezzo all’acqua tutta quella frenesia di corse d’autobus deviate dai lavori della linea del tram svaniva.
E restava solo una strana aurea, Le Mans… si rifletteva sull’acqua. Con i suoi tetti a punta. Con i suoi fiori sempre nuovi. E le persiane blu.
Ed era più bella, ancora un po’.





















